Manifesto dei conservatori, Giuseppe Prezzolini, Rusconi Editore 1^ Ediz. 1971.
Dettagli
Descrizione
Giuseppe Prezzolini
Manifesto dei conservatori
Rusconi Editore
Prima edizione
Dicembre 1971
Problemi attuali
Copertina flessibile illustrata a colori, rilegatura editoriale, pagine 152, formato cm. 12X19.
Stato di conservazione: PARI AL NUOVO come mostrano le immagini
Giuseppe Prezzolini (Perugia, 27 gennaio 1882 – Lugano, 14 luglio 1982) è stato un giornalista, scrittore, editore, docente universitario e aforista italiano. Dal 1940 ebbe la cittadinanza statunitense.
Nato "per caso" (come amava dire) a Perugia da genitori senesi, Prezzolini si trova, dato il mestiere del padre Luigi (rivestiva la carica di prefetto), a spostarsi di città in città. Perde la madre, Emilia Pianigiani, ad appena tre anni. Il suo rendimento scolastico è ottimo nonostante i frequenti cambi di sede. Malgrado ciò, nel 1898 abbandona gli studi liceali e prosegue la formazione studiando privatamente nella fornita biblioteca del padre. A Firenze conosce Giovanni Papini, da cui lo separa un solo anno di età. Nasce una duratura amicizia. L'anno seguente Prezzolini perde il padre. Tra il 1900 e il 1905 compie numerosi viaggi in Francia; perfeziona il francese a Grenoble. Nel 1903, ad appena 21 anni, inizia l'attività di giornalista ed editore: assieme a Papini fonda a Firenze la rivista culturale Leonardo, pubblicata fino al 1908. Ebbe anche uno scambio di lettere con Giuseppe Ungaretti.
Prezzolini, che si definiva un "anarchico conservatore", tracciò nel 1972 un ritratto ideale del conservatore, dei suoi principi e delle sue credenze. Questo Manifesto si può leggere come una spiegazione del perché l'Italia non abbia mai avuto veri conservatori (che tali non furono né i fascisti, né i democristiani) e contiene anche un sempre attuale elenco dei P.V.C., come li chiamava l'autore, ovvero i "Principi del Vero Conservatore".
I nostri valori erano intelligenza, ragionamento, cultura, spirito. Le nostre scelte non rispecchiavano gli esempi dei genitori borghesi che ci davano i mezzi di vivere e di studiare. Anzi, erano completamente opposte ad essi ed ai loro pregiudizi religiosi, sociali e storici. Fummo contestatori cinquant'anni prima che nascesse questa parola". Prima ancora che saggio politico, il 'Manifesto' di Prezzolini è per noi oggi un testo eminentemente autobiografico. Un documento di critica e di autocritica, che mentre racconta il farsi etico-civile di una coscienza e di una generazione intera di intellettuali, ripercorre di, fatto - dall'interventismo, al fascismo, ai caratteri di lungo corso del costume nazionale - le vicende centrali del nostro Novecento.
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